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Lunedì 31 Marzo 2025, ore 21.00 Lendinara (RO), Teatro Ballarin Clicca qui per visualizzare la mappa teatro

VERONICA PIVETTI

L’inferiorità mentale della donna

 

liberamente ispirato a L’inferiorità mentale della donna di Paul Julius Moebius

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Biglietto unico € 10
(più prevendita e commissioni)

Biglietti in vendita:

  • su ticketone.it
  • al botteghino, un’ora prima dell’inizio dello spettacolo

di Giovanna Gra

con Anselmo Luisi

Colonna sonora e arrangiamenti musicali di Alessandro Nidi
Costumi Nicolao Atelier Venezia
Luci Eva Bruno
Regia Gra & Mramor
Produzione ArtistiAssociati in collaborazione con Pigra srl

Spettacolo proposto in collegamento con la mostra Cristina Roccati. La donna che osò studiare fisica, in corso a Palazzo Roncale a Rovigo

 

Durata: 75 minuti
(senza intervallo)

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L’INFERIORITÀ MENTALE DELLA DONNA

Per secoli, la scienza e la medicina hanno sostenuto la teoria secondo cui la donna è fisiologicamente inferiore all’uomo: un concetto assurdo e offensivo, che ha resistito nei secoli, permeando culture e istituzioni.

Da questa premessa inquietante nasce questo spettacolo, che porta in scena alcuni dei più paradossali (e involontariamente comici) saggi scientifici del passato. Testi che pochi conoscono, ma che hanno contribuito a plasmare un pensiero reazionario che ancora oggi, purtroppo, risuona in alcune menti.

A condurci in questo viaggio tra follia e razionalità distorta è Veronica Pivetti, moderna Mary Shelley, che con ironia e sarcasmo racconta l’unico vero mostro di Frankenstein della storia moderna: la DONNA.

«Come stanno le cose riguardo ai sessi? Un vecchio proverbio ci suggerisce: capelli lunghi, cervello corto». Con queste parole Paul Julius Moebius, neurologo a Lipsia, introduce nell’anno 1900 il suo trattato L’inferiorità mentale della donna: un vero e proprio manifesto del pensiero reazionario, un evergreen della misoginia scientifica.

Moebius sosteneva che le donne fossero dotate di crani piccoli, cervelli troppo leggeri e un’incapacità congenita di formulare giudizi propri. E non finisce qui: le donne che osano pensare sono fastidiose e sgradevoli, e la riflessione non fa che peggiorarle.

A rincarare la dose è il medico, antropologo, giurista e criminologo italiano Cesare Lombroso, che con spavalda certezza affermava: «Le donne mentono e spesso uccidono, e i proverbi di tutte le regioni lo confermano». Lombroso, bontà sua, osservava tuttavia che i cervelli delle donne sane pesano più di quelli delle donne criminali.

Seguendo questa logica pseudoscientifica, ecco sfilare sotto gli occhi dello spettatore alcuni tra i più celebri delitti femminili della storia: Agrippina, l’imperatrice che fece avvelenare il marito Claudio, e Leonarda Cianciulli, la famigerata saponificatrice di Correggio, che trasformava le sue vittime in sapone e biscotti.

A dare ritmo e colore allo spettacolo è il percussionista e rumorista Anselmo Luisi, che accompagna Veronica Pivetti con canzoni originali e canzoni d’epoca dedicate alla figura femminile, rendendo ancora più surreale e grottesco questo viaggio nel passato.

Non mancano momenti di autoironia tagliente: nel corso dello spettacolo Veronica Pivetti, che in passato ha affrontato una depressione, si presta alle deliranti misurazioni dell’indice cefalico, uno dei parametri con cui si pretendeva di dimostrare l’inferiorità femminile.

L’inferiorità mentale della donna è un teatro di denuncia che ci ricorda come il pregiudizio, se non smascherato, può mettere pericolose radici nel tempo. Uno spettacolo che usa l’arma dell’ironia per trasformare la storia della discriminazione femminile in una riflessione collettiva, capace di scuotere e divertire allo stesso tempo.