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MURI. PRIMA E DOPO BASAGLIA

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27 maggio 2013 ore 21,00
Padova, MPX – Multisala Pio X, Sala Petrarca

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

Eventbrite - MURI. Prima e dopo Basaglia

I posti a sedere prenotati saranno garantiti fino a un quarto d’ora prima dell’inizio dello spettacolo. Raccomandiamo pertanto la puntualità.

 

MURI. Prima e dopo Basaglia
con Giulia Lazzarini

Renato Sarti testo e regia
Carlo Sala scene e costumi
Carlo Boccadoro musiche
Claudio De Pace progetto luci
Produzione Teatro della Cooperativa
in coproduzione con Mittelfest

Spettacolo vincitore del Premio ANIMA 2012 (ideato da “Anima per il sociale nei valori d’impresa”, Associazione non profit promossa da Unindustria).

«In occasione del trentennale dell’entrata in vigore della legge Basaglia, raccolsi delle testimonianze con l’intento di farne un testo che partisse però dall’altra parte della barricata, quella degli infermieri. E l’aspetto più significativo della ricerca è stato quello di scoprire che l’esperienza di Basaglia non ha rivoluzionato soltanto la professione dell’infermiere: ha scardinato le ipocrisie e le arretratezze della società italiana, ha sbriciolato convinzioni che riguardavano la sfera più nascosta dell’intimo e del personale perché – come diceva Saba – il dolore è eterno, ha una voce e non varia. Nel momento in cui il rispetto, la disponibilità e il dialogo prendevano il posto della prigionia e dei maltrattamenti, le lacerazioni che avevano segnato la vita degli internati facevano venire a galla, come un tappo di sughero, le sofferenze di coloro che avrebbero dovuto curarli.

Perché la mansione principale del personale ospedaliero con l’arrivo di Basaglia non era più soltanto custodire e pulire, custodire e pulire, custodire e pulire, ma diventava confrontarsi, dialogare, ascoltare. E allora, inevitabilmente, si metteva in moto uno strano meccanismo, in cui il confine che separa la normalità dalla follia rivelava tutta la sua precarietà.

L’infermiera del testo rivive la sua esperienza di tre decenni, riflette su quello che ha visto e vissuto in ospedale, e lo fa con una nostalgia particolare (quela del poeta, quela che te sa tropo ben che non pol tornar), ma soprattutto con la lucidità estrema, quasi spietata, di chi si rende conto che la spinta di quegli anni si è affievolita, e rischia di finire inghiottita dall’indifferenza che, in un brusio continuo di antenne e motori, sempre di più ci avvolge e ci ottunde».

Renato Sarti